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Ispirazioni, copie, plagi

Condividere è meglio che copiare

Il riconoscimento e la tutela del lavoro intellettuale è già di per sé cosa non scontata. Figuriamoci, poi, quando ci si muove sul web, fra contenuti che non sono stampati su un supporto fisico e che sono accessibili gratuitamente da chiunque.

Io per lavoro scrivo (anche) libri. Lì la questione sembra più semplice: se una persona fotocopia un mio libro, ne produce copie abusive (sia che le venda sia che le regali), o ne plagia il contenuto, sottrae un guadagno a me - che ho creato il testo - e alla casa editrice che mi ha dato la possibilità di stamparlo investendo a sua volta risorse. Insomma, si danneggiano diversi professionisti: l'autore, tutto il personale della casa editrice (redazione, editor, grafici, ufficio stampa etc), delle tipografie, dei distributori, delle librerie. Tutte persone che lavorano e che hanno diritto a vederlo riconosciuto nella loro percentuale sulla vendita. Far circolare un libro gratuitamente fuori dal controllo di autore ed editore (se vogliamo fare dei regali, dobbiamo essere noi a deciderlo) offre nell'immediato un libero accesso alla cultura, ma, in una prospettiva anche solo un po' più ampia, finisce per uccidere la cultura, perché soffoca chi di questo vive, chi rende possibile la creazione, pubblicazione, diffusione del libro. Poi, naturalmente, sappiamo tutti che gli studenti con pochi soldi in tasca e poco spazio nei traslochi da fuorisede, di fronte alle liste dei testi d'esame, fanno ricorso oltre che alle biblioteche alle fotocopie. Lo sappiamo e sicuramente in molti l'avremo fatto. Ma ciò non significa che sia giusto.

Lo stesso discorso di può applicare a qualsiasi opera d'arte o d'ingegno, a qualunque frutto immateriale del lavoro intellettuale.

Io per lavoro scrivo (anche) per L'ape musicale e ne gestisco il sito. Tutti i contenuti pubblicati sul web sono disponibili gratuitamente per chiunque, chiunque nel mondo può collegarsi e leggere quel che pubblichiamo. E capita, allora che ci sia chi copia, in diversi modi, in buona o cattiva fede, ma sempre difficili da controllare.

C'è chi copia in maniera smaccatamente truffaldina. Per esempio, qualche anno fa per puro caso noto il link di una recensione di Madama Butterfly condiviso dalla pagina facebook del concertatore della produzione. Mi colpisce perché il titolo è quasi identico a quello del mio pezzo sullo stesso spettacolo, uscito qualche giorno prima: apro il link e leggo il mio articolo, giusto con una frase riscritta per lodare un cantante che mi aveva lasciata perplessa, un paio di espressioni riaggiustate con sinonimi. Al di là di un (forse) 5% nuovo e anche piuttosto zoppicante nella forma, era esattamente la mia recensione con un'altra firma. Avviso il maestro, che provvede a rimuovere la condivisione (e mi confessa di non aver fatto caso alla firma diversa e di aver dato per scontato che il mio pezzo fosse stato da me concesso anche all'altra testata). Scrivo al direttore della testata on line che ha pubblicato l'articolo plagiato ottenendone la rimozione e la garanzia che lo pseudo autore non lavorasse più per loro. Passa il tempo, continuo a notare che costui continua a firmare i "suoi" pezzi sempre per la medesima testata, lo tengo sotto controllo, ma non riconosco più plagi ai danni miei e dell'Ape musicale. Plagia altri. Esasperata, la redazione di Operaclick rende pubblica la pratica sistematica di copia-incolla di pezzi altrui da parte dello stesso soggetto. A questo punto il suo direttore scrive un post sulla pagina facebook della sua testata dichiarando di essere venuto a conoscenza di queste gravi scorrettezze e che, dunque, ha estromesso il colpevole dalla redazione. Peccato che io gli avessi già scritto in merito un anno prima... Ad ogni modo, non mi risultano più recensioni e plagi con quella firma.

Sono capitati casi meno plateali, di articoli copiati senza fonte e autore su siti minori, magari anche siti di informazione generalista che per riempire i loro archivi evidentemente ritenevano semplice e naturale andare a saccheggiare quelli altrui. Sono capitati casi di copia-incolla completi e non autorizzati, che riportassero o meno il nome dell'autore dell'articolo. 

In ogni caso, la questione si può riassumere in maniera semplice.

Sei in malafede e vuoi utilizzare un contenuto creato da altri come fosse tuo, per rimpolpare il tuo sito, il tuo blog, i tuoi social? Lascia perdere. Lavora onestamente e impegnati.

Se, invece, sei in buona fede e vuoi segnalare un contenuto perché ti piace o anche perché vuoi criticarlo, puoi farlo in modo che gli autori (ed editori) siano rispettati, anzi, contenti (pure se hai critiche da fare, di certo non possono lamentarsi), in modo che i tuoi contatti e lettori siano rispettati con un'informazione chiara e trasparente. Innanzitutto, se si tratta di un contenuto pubblicato sui social basta utilizzare il tasto "condividi". Spesso puoi fare click su "condividi" (su facebook, twitter, telegram, whatsapp, mail...) anche dal sito, se lo prevede. Altrimenti, copia il link nella barra indirizzi e incollalo dove vuoi segnalarlo. Puoi scrivere "vi consiglio di leggere questo articolo: www.tiziocaio.sempronio/pincopallino" o anche "trovo che questo articolo sia pieno di sciocchezze: www.tiziocaio.sempronio/pincopallino". Semplicissimo. Così sarà ben chiaro a cosa vi riferite, da dove viene, chi l'ha creato e pubblicato. Naturalmente è possibile citare un passo da un articolo, sempre riportando la fonte.

Il lettore ha diritto di sapere dove, da chi, quando è stato pubblicato il pezzo. Per questo bisogna pubblicare tutti i riferimenti e i link. L'autore ha diritto di avere il controllo dei contenuti che crea, di scegliere dove pubblicarlo e a che condizioni: se questo contenuto è citato altrove è dunque giusto che non sia confuso con altri. Se il sito X riporta un contenuto proveniente dal sito Y deve essere evidente a tutti che l'autore l'ha scritto per Y, che non fa parte della squadra di X (a meno che non vi sia un accordo di collaborazione fra tutte le parti). 

Tenete conto che, se un contenuto non è un oggetto fisico, ma, per esempio, un testo scritto, è comunque frutto del lavoro di chi l'ha creato (e di chi l'ha editato e pubblicato), ha un valore, anche se può essere letto gratuitamente on line. Non solo è giusto che l'autore (ed editore, direttore editoriale, proprietario del sito, a seconda dei casi) ne abbia il controllo, sia riconosciuto e riconoscibile: al lettore nulla si chiede se non quel bene prezioso che è il semplice click, il traffico on line che si traduce in visibilità, nella crescita del sito, nella possibilità di introiti pubblicitari (non grandi cifre, se non si è delle corazzate mediatiche, ma almeno un sostegno alle spese di gestione).

Se siete in buona fede, condivisioni, citazioni e riferimenti fatti come si deve sono cosa buona e giusta: si mettono in circolazione di pensieri e informazioni, si dà il giusto peso (nel bene e nel male) al valore di un contenuto. Se siete in cattiva fede e volete fare i furbi, l'ho già detto: lasciate perdere.

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